La prima sorsata di birra

Philippe Delerm, al quale dedichiamo le note che seguono, è un sessantenne scrittore francese, che vive in Normandia ed insegna lettere al College de Bernay.
Fra i numerosi libri da lui pubblicati, un grande successo è arriso a "La première gorge de bière", la cui prima edizione, presso l'Editore Gallimard, risale al 1993. Con questo volumetto di poco meno di cento pagine Delerm ha vinto il Premio Grandgousier.

Come recita il sottotitolo dell'opera ("ed altri minuscoli piaceri"), l'Autore ha inteso descrivere le piccole, grandi gioie che possono derivare, anche dalle più semplici e ripetitive azioni quotidiane, a chi ne sappia cogliere ed assaporare intensamente le sensazioni che danno. Spesso, nei trentaquattro brevi e sempre stilisticamente curatissimi racconti che compongono il libro, Delerm mette in risalto l'importanza delle percezioni sensoriali, ad esempio quando scrive del profumo delle mele; oppure del croissant mangiato per strada, nel freddo di una mattina invernale, prelevandolo quasi furtivamente dal cartoccio contenente quelli appena acquistati per portarli a casa, per la prima colazione; o il profumo misto, di pannocchie di granturco e di fiori di sambuco, durante una passeggiata in campagna subito dopo un temporale, con le espadrilles sempre più inumidite dall'erba ancora molto bagnata.

Il titolo del libro, ed è ciò che maggiormente affascina (%u2026e forse un pò anche inorgoglisce) noi birrai, riprende quello dell'undicesimo capitoletto, nel quale l'Autore racconta l'appagamento alla prima sorsata e scrive fra l'altro: "%u2026la prima sorsata! Comincia ben prima di averla inghiottita. Già sulle labbra un oro spumeggiante, frescura amplificata dalla schiuma, poi lentamente sul palato beatitudine velata di amarezza. Come sembra lunga, la prima sorsata. La beviamo subito, con un'avidità falsamente istintiva. Di fatto, tutto è previsto: la quantità, né troppa né troppo poca, che è l'avvio ideale; il benessere immediato reso ancora più evidente da un sospiro, uno schioccare della lingua, o un silenzio altrettanto eloquente; la sensazione ingannevole di un piacere che si schiude all'infinito%u2026Ed allo stesso tempo, già lo sappiamo. Abbiamo assaporato il meglio. Riappoggiamo il bicchiere, lo allontaniamo un pò sul sottobicchiere. Ammiriamo il colore, finto miele, sole freddo. Con tutto un rituale di circospezione ed attesa, vorremmo dominare il miracolo appena avvento e già smarrito. Osserviamo soddisfatti sulla parete di vetro il marchio della birra che avevamo ordinato. Ma contenente e contenuto possono interrogarsi, colloquiare fra loro, nulla si riprodurrà più. Ci piacerebbe conservare il segreto dell'oro puro e poterlo fissare in formule riproducibili."

Delerm aggiunge ancora qualche riga, continuando con queste sue intuizioni e similitudini così efficaci ed immaginifiche. Ed anche se il suo stile è ben lontano da quello degli assaggiatori professionali e degli esperti, il suo modo di descrivere il piacere che può dare una buona birra (in questo caso: chiara) è un simpatico invito a sperimentarle di persona alla prossima occasione%u2026.possibilmente con un'ottima Theresianer Premium Lager o Premium Pils%u2026


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